Centro Naturalista Italiano

 

 

BIOSALUTE

 

“Training Autogeno Base”

 

 

 

LA PRATICA

 

 

 

 

La sua pratica è formata da 6 esercizi: 2 principali e 4 complementari che consentono di sviluppare un profondo stato di calma e abbandono.

 

Sinteticamente, agisce prioritariamente su tre fattori:

 

 

 
FISIOLOGICO

 

facilita l’equilibrio del sistema nervoso vegetativo (autonomo)

ed endocrino (ghiandole a secrezione interna).

 

 

 

FISICO

 

perfeziona lo stato di salute e di benessere generale

 

 

 

 
PSICOLOGICO

 

incrementa la ristrutturazione del proprio Io nei casi di stress, studio o per risolvere meglio particolari circostanze della vita.

 

 

Una prima forma simile al “Training Autogeno”, si trova all’inizio del ‘900, da studi svolti in Francia da Bernheim e Charcot utilizzandola nell’ipnosi. In seguito, negli anni 1930, Shultz la definì un “metodo di autoinduzione psichica”, utile a risolvere positivamente, disagi di origine organica e psichica o mentale.

 

L’obbiettivo di Shultz, era quello di superare la subordinazione eterosuggestiva (da terzi, esterna) costruendo un metodo autoindotto gestito in forma spontanea al fine di migliorare il proprio benessere, con lo sviluppo del pensiero positivo e della personalità.

 

Nella pratica del “Training Autogeno”, si riesce a governare le funzioni neurovegetative. Riportando alla mente un coinvolgente ricordo, si percepirà una scarica di adrenalina, specie se questo fatto ha sviluppato un forte impatto sul nostro Io. All’opposto, se lasciamo apparire alla mente qualcosa di gradevole, magari vissuto in forma piacevole ed interessante, in quel momento il nostro corpo e la mente saranno gradevolmente rilassati.

 

In altre parole, la nostra parte mentale intraprende processi associativi, consentendoci di riviverli istintivamente.

 

Per svolgere bene il “Training Autogeno” è sufficiente disporsi in un luogo tale da non compromettere lo stato psicosomatico di rilassamento. L’illuminazione dev’essere attenuata, in un luogo non esposto al sole. Il tutto, allo scopo di neutralizzare gli stimoli esterni che influiscono negativamente sullo stato di abbandono passivo.

 

Prendiamo una posizione in cui tutti i muscoli del corpo siano perfettamente rilassati, seduti, o supini.

 

 

Posizione seduta - ci si può sedere su una sedia o su una poltrona.

 

Posizione supina - ci si stende sopra una coperta o un materasso o un divano a tre posti, coprendo gli occhi con un piccolo cuscinetto.

 

 

 

 

 

 

Aiutare la mente con training autogeno

 

 

La durata dell’esercizio varia dai 10 ai 15 minuti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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