Centro Naturalista Italiano

 

 

BIOSALUTE

 

Depressione

 

 

 

DISTURBI MENTALI

 

 

 

I disturbi mentali o della personalità, non sono caratterizzati da particolari sintomi, come avviene nella depressione o negli attacchi di panico, bensì dalla presenza stressante di alcune caratteristiche comportamentali.

 

La personalità o “carattere”, viene costituita da un’insieme di sfaccettature che raffigurano il modo in cui ci riferiamo interagendo, percependo e pensando a ciò che il qui ed ora ci presenta.

 

Si può dire, che lo stato mentale corrisponde alla parte stabile che ognuno di noi si è costruito in seguito alle esperienze, iniziando dal proprio “temperamento”: è la parte innata dell’uomo in rapporto al mondo-ambiente che lo circonda.

 

Ciò che delinea la personalità, è rappresentato dalle caratteristiche definite dal proprio stile di vita, vissuto in rapporto con gli altri. Da ciò può svilupparsi una parte di noi quale dipendenza dagli altri, o della sospettosità, o della seduzione come pure dall’amor proprio.

 

Normalmente, il nostro comportamento dev’essere flessibile in funzione alle circostanze: in alcuni casi sarà favorevole essere più dipendenti o passivi, in altri più funzionali e accattivanti.

 

I disturbi mentali, sono collegati ad una forma di rigidità ed una esposizione inflessibile di tali stati. Ci sono soggetti, che tendono a comparire seducenti al di là della situazione in cui si trovano, rendendosi indipendenti. Altri manifestano dipendenza dall’ambiente, non riuscendo a prendere autonomamente le proprie decisioni.

 

In tali comportamenti, i soggetti non rendendosi conto del loro atteggiamento, maturano reazioni negative verso gli altri, apparendo vittime della situazione e del proprio disturbo.

 

Una persona soggetta a passività, non riscontra di sicuro lo stato di sfiducia che presenta.

 

Pertanto, dire “sono depresso” è una maniera per esternare delle difficoltà, in momenti particolari che sono parte della vita quotidiana. “Depressione” è un termine generico che raggruppa vari tipi di sofferenza di tristezza e di sfiducia, spesso seguite da un confuso stato nutrizionale, con alterazioni del ciclo del sonno che possono raggiungere livelli di irrequietezza disperata.

 

La depressione è un vissuto particolare che può originarsi da diversi fattori quali la perdita di una persona cara, o un evento che induce un senso di fallimento e può produrre una tristezza prolungata. Questa condizione non è tuttavia patologica, perché agli occhi della persona che la vive, la tristezza ha una ragione che è senza dubbio completa. In questi casi, propriamente parlando non c'è depressione.

 

Altre persone, lamentano una sofferenza profonda, che si propaga a tutte le attività del proprio Io e rammentano perfettamente l'episodio da cui è nato tale vissuto. Pur essendo perfettamente chiaro, tuttavia non sanno indicarne il motivo scatenante.

 

La depressione, può essere paragonata ad un buco nella coscienza e nella storia individuale.

 

Esempio. Una giovane donna ha lasciato un uomo che ha amato e dopo un anno, lo incontra casualmente con un'altra donna: in lei emergerà un sentimento di tristezza. A tale fatto, seguirà una fase in cui la vita inizia a perdere senso e la depressione avrà il sopravvento, collegata ad una contraddizione interiore tra separazione e sofferenza prodotte dal rivederlo con un'altra.

 

Nella disarmonia, qualcosa di profondo va indagato e rimosso.

 

 

 

La depressione è la rottura di un sentimento

che coinvolge una persona  portandola all’autosvalutazione

 

 

 

L’intensità del sentimento di disistima costituisce uno dei fondamenti per capire quanto grave sia la depressione.

 

Più questo sentimento peggiora, più il soggetto si sente colpevole per quanto gli sta accadendo ed ipotizza di non essere in grado di venirne fuori.

 

Lo stato di autosvalutazione può sviluppare il convincimento di essere privi di valore ed indegni di vivere… determinando un umore ancora più grigio, togliendo la voglia di fare ciò che per altri è facile e vitale, senza vedere una via di uscita. In certi casi, alla fase depressiva si alterna quella maniacale.

 

Il soggetto colpito, potrebbe invertire questo degrado attraverso la ricerca della positività recuperando ed utilizzando energie represse, soffocate, latenti. Qualora non riesca a risolvere il disturbo, necessiterà interrompere gli impegni lavorativi e sociali. È consigliabile l’aiuto dello psicoterapeuta.

 

Nella nostra società, lo stato depressionale, si considera un fattore allarmante e viene richiesta costante efficienza sia fisica che mentale. In funzione a ciò, le persone sono condizionate a trasformarsi e vivere in modo artificioso, sempre sorridenti, gentili, senza manifestare mai alcun stato di cedimento.

 

Tali pretese, portano a vivere un disagio confermato da serie statistiche pubblicate su alcuni giornali. I momenti di crisi e di sconforto in realtà dovrebbero essere positivizzati al fine di pensare o interessarsi un po’ di più alla nostra vita a noi stessi, anziché lasciarci soffocare dalla dinamicità incondizionata e sterile.

 

Con questo, una persona non dovrebbe mai ignorare il malessere mascherato e sommerso dentro di sé, negando la realtà, al fine di apparire efficiente, specie nei momenti difficili, dando l’impressione che il caso non sia suo.

 

In realtà, dentro ognuno di noi c’è qualcosa di oscuro, ma non vogliamo che gli altri lo vengano a sapere. È come un segreto da difendere: noi non amiamo che gli altri conoscano il nostro tallone d’Achille.

 

Qualora una persona rientri da una vacanza che ha vissuto bene, nel riprendere la vita di ogni giorno potrebbe avere dei momenti depressionali. In questi casi non si tratta di un vero disturbo ma di qualcosa in relazione alla perdita, al distacco da qualcosa di caro. Si può ipotizzare che lo stato depressionale, torni utile al benessere mentale della stessa persona. Sotto questo aspetto, lo sconvolgimento diventa importante al fine di superare i momenti di crisi e più li utilizziamo più sviluppiamo uno nostro stato di forza per affrontare quelli di maggiore entità.

 

Ogni situazione va vista nei due aspetti: quello positivo e quello negativo imparando a coglierne il meglio.

 

La fase depressiva, può diventare efficace (entro certi limiti) qualora il soggetto riesca a considerare in modo realistico ciò che gli è mancato o ha perso.

 

Valutiamo ora, la rottura di un rapporto amoroso. Quando accade, se si insiste nel “macinare” l’idea che la colpa è del partner, con difficoltà si riuscirà a comprendere e valutare il modo giusto per superare lo stato doloroso causato dalla perdita. Se invece analizzassimo i dati positivi oltre a quelli negativi, sia del partner che propri, con più facilità si superererebbe il compromesso doloroso di rottura del rapporto.

 

Analizzando i fatti in modo realistico, la sofferenza è transitoria - ma arricchente per una profonda presa di coscienza e maturità.

 

Riuscire a vedere i fatti nella loro globalità, evita la sofferenza della separazione e lo stato depressionale emerso non sarà nient’altro che la consapevolezza raggiunta.

 

Nel caso in cui la depressione si presenti in forma transitoria collegata ad una perdita, ad una separazione o ad una delusione affettiva, viene definita “lutto”; prende forma in un iniziale stato di separazione vissuto con sofferenza, e nella sua soluzione, offre la sensazione di una rinascita. Nel “lutto” non si dimentica il fatto, ma con maturità lo si accetta, superandolo per ritrovare e ricostruire le proprie energie vitali.

 

In alcuni casi, la depressione potrebbe essere collegata ad un “senso di colpa” da valutare attentamente perché non di rado è solo una percezione di aver compiuto qualche cosa di non positivo, dannoso.

 

Qualora ne fossimo consapevoli, dovremmo assumercene la responsabilità. Riconoscerla, significa essere in grado di mettersi al posto della persona offesa, e soffrire come se avessero fatto a noi stessi il danno.

 

Il “senso di colpa” acquisito dalla psicoanalisi, è qualcosa di completamente diverso perché interferisce nella vita personale rendendola spiacevole e convincendo di aver fatto azioni che hanno danneggiato qualcuno, anche solo a livello immaginario.

 

Tale vissuto, nel tempo, può danneggiare la personalità rendendo difficile il decidere e lo svolgere eventuali progetti che potrebbero rendere felici.

 

Dalla ricerca psicologica, si è riscontrato che in più casi il “senso di colpa” affonda le sue radici nell’infanzia, con problemi relazionali in rapporto alle figure famigliari (genitori, ecc.). Tali conflitti in apparenza risolti, sono in realtà ancora sommersi, latenti, mascherati, inespressi e disturbanti.

 

La tristezza, il “senso di colpa” che hanno posto radici nella psiche individuale, possono essere superati affrontandoli dal profondo, a livello olistico, globale, nella loro totalità.

 

 

 

 

 

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